La Sagra della Polenta è una tradizione secolare che ogni anno ha luogo a Sermoneta in onore di Sant’Antonio Abate (protettore degli animali domestici e del mondo rurale) prima del periodo quaresimale, così come storicamente riscontrato dall’editto dell’anno 1622 del Canonico Sermonetano Leonardo Scincia, all’epoca governatore papale in Tossignano (BO), dove istituì, con regolare bando, la festa della polenta da celebrarsi l’ultimo giorno di carnevale, che a tutt’oggi ha ancora luogo. Mentre ci si chiedeva se Leonardo Scincia istituì la festa della polenta in Tossignano interpretando i gusti e le usanze locali, oppure la istituì in quel luogo ricordando le tradizionali usanze del suo paese d’origine, Sermoneta, agli inizi del 1500 venne importato dal Nuovo Mondo il mais, che dopo un primo periodo di diffidenza diventa, trasformato in polenta nei modi più diversi, il piatto per eccellenza. Molte notizie storiche fanno credere che Guglielmo Caetani, quando tornò a Sermoneta nel 1504 dopo l’esilio al quale fu costretto quando i Borgia, nel 1499, presero possesso della fortezza di Sermoneta, portò con sè un sacchetto di strani semi importati dal Nuovo Mondo e chiamati “mahiz”. Il Caetani seminò i nuovi semi nelle sue vaste e fertili terre e ne ebbe abbondanti raccolti. I Caetani avevano nel loro territorio riguardo ai propri sudditi anche lo “jus gladi et sanguinis” e spesso ponevano a languire nelle prigioni del castello numerosi delinquenti comuni o loro nemici, ai quali per sostentamento si dava generalmente un pastone ottenuto con semola di grano. Guglielmo pensò di dare ai prigionieri anzichè la solita poltiglia di grano, una pietanza ottenuta con farina di mais che piacque ai prigionieri. La nuova pietanza si diffuse anche presso i pastori che, specie dopo la transumanza, vivevano numerosi con il loro bestiame in capanne costruite sulle falde delle colline adiacenti a Sermoneta. Nel cuore dell’inverno i poveri pastori non vivevano certo nell’abbondanza, perciò il giorno della festa di S. Antonio Abate il Duca permise che in piazza si offrisse a tutti polenta condita con carne di maiale per poi dare inizio al carnevale sermonetano. Non è improbabile che il Duca Guglielmo chiamasse il mais granoturco perchè la peluria delle pannocchie del nuovo vegetale gli ricordavano i folti baffi dei corsari Turchi contro i quali dovette spesso combattere per le frequenti scorrerie che essi facevano nel suo territorio. Il consiglio è di andare davvero presto domenica 17 gennaio a Sermoneta per gustare la polenta. Il segreto per il suo successo è di cucinarla lentamente: girarla e rigirarla, fin dalle prime ore del mattino a poco prima dell'ora del pranzo. La distribuzione delle fumanti porzioni con sugo cotto con salsicce e olio di oliva locale comincerà alle 12.00 e continuerà per tutto il pomeriggio. E poi vini fra i migliori della tradizione pontina; la degustazione dell’olio di Sermoneta, la mostra sugli antichi mestieri e sull’artigianato locale ed infine l' estrazione dei premi della lotteria. I preparativi inizieranno all'alba quando intorno alle 06.00 si inizierà ad accendere il fuoco nella centralissima Piazza del Popolo, per cuocere nei tradizionali paioli di rame la polenta che alla fine sarà benedetta nel corso della solenne processione con la sacra immagine di Sant' Antonio Abate. Ancora, nel pomeriggio, feste per le vie del paese e canzoni nei vicoli del caratteristico centro lepino. |
LE FESTE DELLA POLENTA Un mese a tavola con la Regina della tradizione gastronomica contadina Nelle quattro domeniche successive alla Sagra della Polenta vengono organizzate le Feste della Polenta nelle diverse borgate del territorio: Doganella di Ninfa, Monticchio, Pontenuovo – Carrara, Sermoneta Scalo, Tufette. Le manifestazioni iniziano durante la mattinata con la celebrazione della Santa Messa e proseguono con la distribuzione della polenta.

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